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La nostra attività è dedicata a Gianfranco Zadra, alpinista trentino, molto amico di Parodi, Bignami, Fantin ed altri italiani che hanno firmato l’Andinismo degli anni 1950/1970.
Ascensioni di Zadra in Perù:
luglio 1956 salita al Nevado Ken’uane (5400 m)
14 ottobre 1957 vetta settentrionale del Chachani (6087 m)
1957 ascensione al Misti (5821 m)
maggio 1958 ascensione al Misti (5821 m)
7 giugno 1959 cima centrale del Pichu Picchu (5684 m)
1959 salita al Nevado Ken’uane (5400 m)
giugno/luglio 1959 Condori (5286 m)
30 agosto 1959 cratere del Pico Ubinas (5670 m)
1960 ascensione al Misti (5821 m)
1960 Nevado Artillero (5300 m)
luglio 1964 tentativo al Misti
agosto 1964 Pichu Picchu (cime minori)
*(Si ringrazia vivamente Antonio Poletti - Biblotecario CAI Milano, per i dati forniti).
Gianfranco Zadra, trentino, residente in Perù dal 1956. Lavorò per la ditta italiana Panedile Peruana s.a. nella Centrale Idroelettrica di Machu Picchu (Cuzco-Perù) fra il 1959 ed il 1963. Nel suo tempo libero esplorava i dintorni con l’entusiasmo tipico di chi ama la montagna.
Un giorno trovò una baracca abbandonata e, al suo interno, una serie di documenti e mappe della spedizione del dott. Axel Werner-Gren della Fondazione Viking datate 1939. Quello fu infatti l’anno della scoperta dei primi tratti dei “Caminos del Inca”, proprio da parte del Dott. Gren e del capo-spedizione, Paul Fejos. Purtroppo quella spedizione dovette abbandonare le ricerche, dopo soli tre mesi, data la prematura morte dello stesso dott. Gren.
In compagnia di un amico italiano, Mario de Muro, e di un esperto cacciatore della valle chiamato Estrada, Zadra iniziò ad esplorare i dintorni, ricercando i luoghi indicati nelle mappe del Dott. Gren. Ritrovarono quindi le rovine di Runcu Raccay, Sayac Marca e la più importante fra tutte: Puyu Pata Marca; tutte ricoperte da una fitta e intricata vegetazione. Dopo quasi un anno di ardua ricerca e pulizia (aiutati solo da “machetes”) dei siti archeologici indicati, trovarono tratti interi mai scoperti e cittadelle sconosciute fino ad allora (nella gola che unisce la montagna con Machu Pucchu), luoghi questi che non apparivano neanche nelle mappe della precedente spedizione.
Nel 1959 presentarono una relazione dettagliata con descrizioni, fotografìe e tutto il materiale ritrovato nella zona, alla Corporazione di Ricostruzione e Sviluppo del Cuzco (CRIF).
Di fatto, Zadra, con la sua grande energia e spiccata curiosità, mista a una grande cultura, ha aiutato a divulgare e far conoscere quella che oggi è una fra le mete turistiche più amate e conosciute al mondo: con il suo gruppo, fu la prima persona a percorrere, pulire e far conoscere los Caminos del Inca, vent’anni dopo lo stesso Dott. Gren, scopritore ufficiale di queste rovine.
Non solo: fu lui a pubblicare per primo, sotto l’interesse non prettamente archeologico ma turistico-alpinistico, tutta una sezione sulle montagne del Perù, introducendo in essa un intero capìtolo dedicato a los Caminos del Inca in una guida turìstica (“Perù- El libro del Viajero” a cura di Adriana Alarco de Zadra – 1978).
Il viaggiatore comune che si reca a Vicabamba, non saprà mai questa storia. Nessun libro né targa né guida riporta questi fatti. Ma ancora oggi le persone più anziane del posto ricordano “quel matto di un italiano” che vagava per la Valle e che ogni tanto vedevano appeso con l’aiuto di corde a qualche parete scoscesa.
Io stessa sapevo poco di questa storia. Ho ritrovato carte, mappe e documenti in un vecchio baùle, solo di recente. Ed in un mondo dove sembra mancare la bussola, io ne ho una infallibile: il suo ricordo.
Caterina Zadra